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Che cos’è l’“autismo virtuale”?

Di Adam Linmore · 29 ottobre 2026

“Autismo virtuale” (detto a volte anche “autismo digitale”) è un’espressione, non una diagnosi. I genitori la usano per descrivere segnali simili a quelli dell’autismo che alcuni bambini piccoli mostrano dopo un uso molto intenso degli schermi: meno contatto visivo, non girarsi quando vengono chiamati per nome, meno parole, meno gesti per indicare e per condividere. Non compare in nessun manuale diagnostico, e non piace a molti ricercatori che si occupano di autismo né a molte persone autistiche adulte. Temono che faccia pensare che gli schermi causino l’autismo, o che a causarlo siano i genitori. Nessuno studio ha dimostrato che gli schermi causino l’autismo, e nessun genitore ne ha la colpa. L’autismo è una differenza che dura tutta la vita e ha una forte componente ereditaria.

Perché allora tanti genitori cercano questa espressione? Perché dietro c’è qualcosa di reale. I bambini imparano a parlare facendo a turno con una persona che risponde loro: uno sguardo, un suono, una risposta. Uno schermo non sa fare a turno. Nelle registrazioni che seguono bambini piccoli per giornate intere, più tempo davanti agli schermi va di pari passo con meno parole dette dagli adulti e meno scambi di botta e risposta. Ampi studi hanno collegato molto tempo davanti agli schermi all’età di un anno a successivi ritardi nella comunicazione, e uno studio su oltre 84.000 bambini giapponesi ha rilevato che questo era associato, nei maschi, a maggiori probabilità di una diagnosi di autismo entro i tre anni. La parola chiave è “associato”: questi studi non possono dimostrare che gli schermi causino l’autismo. Una revisione del 2023 su 46 studi ha rilevato che, tenendo conto anche degli studi non pubblicati, il legame tra schermi e autismo non era più statisticamente significativo.

Per una famiglia, il messaggio è semplice. Che un bambino sia autistico o no, il consiglio è lo stesso: niente schermi prima dei sei anni, per quanto ti è possibile (la maggior parte delle linee guida indica i due anni; i sei anni sono una precauzione), poi poco e insieme a un adulto, e tanto parlare e tanto giocare. Se sei in pensiero per tuo figlio o tua figlia, chiedi al pediatra una valutazione dello sviluppo e non annullarla anche se le cose migliorano.

Vuoi il quadro completo?

Virtual Autism: What Happens When the Screens Go Off illustra la ricerca, i suoi limiti e un piano pratico da seguire a casa. Il libro è disponibile in inglese: Kindle su Amazon.it. Esiste anche un’edizione in spagnolo, Autismo virtual.

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Informazioni generali, non consigli medici. Se sei in pensiero per tuo figlio o tua figlia, parlane con il pediatra.

Tradotto dall’originale inglese con l’aiuto di un software di traduzione; la pagina in inglese è la versione di riferimento.